Insegnare i fiori

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Descrizione

È il racconto di una traccia importante nella storia dell’industria ceramica italiana e riguarda il “fare scuola”.

Siamo nel 1883 sulle sponde lombarde del Lago Maggiore quando la manifattura di Laveno assume la sua nuova e più famosa denominazione di Società Ceramica Italiana, da cui il marchio S.C.I.

Dopo gli anni dedicati alla competizione con le ceramiche inglesi, la produzione si concentrò su scala industriale, sulla lavorazione di una terraglia opaca che potesse dar forma a piatti economici per i ceti meno abbienti che fino a quel momento utilizzavano stoviglie in peltro, stagno o legno.

È negli anni Venti che si sviluppa una intensa spinta creativa e produttiva all’interno dei reparti artistici e di progetto. Nel 1925, grazie all’intuizione dell’ingegnere Luciano Scotti, a capo dell’azienda da fine Ottocento, viene nominato alla direzione artistica il giovane architetto Guido Andlovitz.

Fu proprio Andlovitz negli anni Venti/Trenta a portare un rinnovamento stilistico nelle forme e nei decori puntando sulla formazione e sulla “scuola” e segnando il successo della Laveno che, con la Richard Ginori allora guidata da Giò Ponti, si contese il primato dell’arte della ceramica in Italia.

Ed ecco una chicca, i piatti della scuola di Guido Andlovitz in terraglia dura con la forma cosiddetta “Vecchia Milano” e decorati con i motivi “Fiori Vecchia Lodi” in decalcomania colorata a mano sottosmalto.

La serie eseguita da Andlovitz stesso è composta da cinque motivi floreali diversi che si alternano nell’ornamento dei vari pezzi marchiati “Lodi Vecchio” (ora di valore museale).

Questi che vi propongo sono realizzati alla S.C.I. nel 1927 dagli studenti ceramisti sotto la direzione artistica di Guido Andlovitz.

Quando il maestro ha ottenuto una tipizzazione di stile ben identificata la scuola che egli crea appare imbevuta del suo insegnamento e anche della capacità di rendere autonomo e personale il linguaggio appreso. Riscontriamo infatti in questi piatti l’acquisizione di un linguaggio consolidato nella resa spontanea dei fiori ad ampie pennellate, e nel contempo una impressione personale nell’interpretazione dell’insegnamento: l’autonomia espressiva di questi piatti degli “allievi” conferma infatti la validità dell’insegnamento e la capacità degli apprendisti.

Il linguaggio floreale è assegnato a una resa spontanea e immediata di petali, steli e colori che si apparenta in qualche modo al grande movimento impressionista scostandosi dalla miniaturizzazione che derivava dallo stile Belle Époque e Liberty.

Ottimamente conservati
5/5

Informazioni aggiuntive

Piatti

Frutta 1, Frutta 2, Frutta 3, Frutta 4, Piano 1, Piano 2

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